Incontriamo Szilvia Szénási

Szilvia è nata in una famiglia di musicisti rom e la musica gitana ungherese è sempre stata importante per lei. Suona il violoncello da quando era piccola e ha frequentato una scuola superiore specializzata nello studio della musica. Anche dopo aver scelto un’altra professione, il suo amore per la musica è rimasto una parte significativa della sua vita che ha contribuito a renderla la persona che è oggi.
Szilvia ha studiato per diventare assistente sociale presso una delle più grandi università dell’Ungheria, l’ELTE, e ha lavorato per oltre un decennio presso varie istituzioni attive nel settore sociale. Il suo lavoro presso la Fondazione Educativa Informale Uccu Rom è iniziato nel 2013, cominciando a lavorarvi in veste di volontaria. Nel 2016, è diventata la direttrice della fondazione. L’obiettivo di Uccu è quello di indurre e facilitare il dalogo tra i giovani, rom e non rom, al fine di combattere i pregiudizi esistenti nei confronti dei giovani appartenenti alla comunità di rom. L’idea di base è che i giovani ricevano informazioni sui propri coetani rom in modo diretto, ovvero attraverso il dialogo con i giovani rom. L’approccio è basato sulle storie personali e sulle personalità dei volontari. Si parla apertamente di tutti i problemi e si affrontano i pregiudizi, discutendo e confutando la loro natura attraverso l’instaurazione di legami personali e la condivisione di esperienze. Il programma esercita anche un effetto diretto sui volontari rom stessi, i quali hanno l’opportunità di imparare a conoscersi e di conoscere la prorpia storia e cultura Rom, rafforzando in tal modo la loro identità e la fiducia in se stessi. Inoltre,attraverso il loro lavoro con i giovani non Rom, i volontari rom possono a loro volta imparare ad affrontare i pregiudizi e a regire alle circostanze spiacevoli.

Il momento rivelatorio

Fin da quando era piccola lei ha sempre odiato la discriminazione,avendone fatta lei stessa esperienza diretta. Non tollerava neanche l’ingiustizia e la discriminazione verso gli altri.
Lei ha dovuto affrontare diverse volte i pregiudizi delle persone e le discriminazioni a causa della sua origine rom. Quando era ancora adoloescente, il suo dirigente scolastico le disse che sarebbe diventata un’ottima donna di casa. All’inizio di ogni anno scolastico, i suoi compagni erano soliti bloccare i loro armadietti per evitare che lei rubasse qualcosa.

Gli incidenti di percorso

Spesso si rendeva conto di non sapere cosa fare in tali situazioni e si paralizzava. Dopo che si verificavano certi episodi si sentiva molto male, soprattutto perchè sentiva di abbandonare se stessa. In tali situazioni il suo primo pensiero era quello di attribuire queste reazioni non propriamente a se stessa, ma alla “comunità di nomadi”. Successivamente, provava vergogna per appartenere alla comunità rom, pur non avendo mai fatto niente di male. Le occorse molto tempo per realizzare che questa era una sensazione e una reazione negativa e che anche se gli altri pensavano male di lei, ciò non significava che lei fosse come questi credevano.

Meccanismi di adattamento

Quando ha percepito di doversi opporre e lottare non soltanto per se stessa, qualcosa dentro di lei si è attivato. Ciò accadde quando un compagno di classe di suo figlio si rifiutò di giocare con lui perché sua madre era una rom. Grazie al suo lavoro e alla sua esperienza con i giovani rom e con il proprio figlio, ha imparato ad affrontare i pregiudizi comuni e i diversi casi di discriminazione.
Una volta, dopo essersi innamorata di un paio di scarpe, entrò a in un negozio di scarpe molto costoso perché desiderava comprarne un paio. Tuttavia, non venne servita. I venditori del negozio la ignorarono. La seconda volta, quando tornò al negozio e chiese di provare le scarpe, le venne detto in modo umiliante che il modello di scarpe che le interessava non era disponibile nella sua misura, senza nemmeno controllare l’effettiva disponibilità. Non voleva che la vicenda si concludesse in quel modo e così tornò al negozio per la terza volta, ma questa volta insieme al figlio (chedall’aspetto non sembra rom). Vennero raggiunti e accolti in modo caloroso dal venditore che le fornì il modello di scarpe che desiderava per farglielo provare , tuttavia lei gli disse sorridendo gentilmente che non le voleva più comprare. Sono stati in grado di lasciarsi questo episodio alle spalle.

L'estremismo ha spiegato ad un 5-year-old

Se dovesse spiegare l’estremismo, il razzismo o la radicalizzazione a un bambino di 5 anni, direbbe che tutto si riduce a una questione di amore e di rispetto per le persone, indipendentemente dalla loro razza, origine etnica, colore della pelle ecc. Non si dovrebbero fare delle distinzioni tra le persone e discriminarle in base a simili caratteristiche. La personalità degli individui e la loro natura contano di più e non dipendono dalle caratteristiche fisiche. Non esiste una gara di personalità.
Tutti i tipi di dichiarazione dirette a danno di altre persone a causa della loro origine etnica, razza, colore della pelle, religione, orientamento sessuale, genere, ecc. sono segni di estremismo, razzismo o radicalismo. Nessun uomo dovrebbe ferirne un altro. Tutto è ammesso purché non arrechi danno ad altri. Dobbiamo creare una società in cui tutti possiamo vivere insieme in pace.
Si è opposta alle discriminazioni e al razzismo non solo sul piano lavorativo, ma anche nella sua vita privata. Alza la voce non solo per i rom, ma anche per altri gruppi più vulnerabili di persone, sovente soggette a discriminazioni e a pregiudizi. La sua missione è quella di insegnare ai giovani come possono far fronte alle situazioni in cui diventano bersagli di discriminazioni o pregiudizi. Lavora principalmente con giovani rom che vivono in luoghi in cui sono presenti solo un paio di individui di etnia rom e che spesso devono confrontarsi con i pregiudizi delle persone. E ‘importante che essi pensino e parlino di questo.

Suggerimenti per gli attivisti indecisi

Il suo consiglio più importante è impedire che la discriminazione e i pregiudizi costituiscano un’abitudine. La gente non dovrebbe abituarsi ad essi e accettarli. Non sono atteggiamenti positivi e nessuno dovrebbe accettare di diventare un loro facile bersaglio.
Il suo secondo consiglio è quello di fare qualcosa contro la discriminazione invece di accettarla silenziosamente e implicitamente, rimanendo passivi. Molto spesso, anche una reazione imperfetta è meglio di non agire affatto. Tuttavia,è importante non reagire attraverso la rabbia. Pensate a queste situazioni in anticipo e cercate di essere pronti a sfidare chi esprime il prorpio pregiudizio verso di voi, discriminandovi. Trovate una reazione (soluzione) che vi faccia sentire meglio e che vi consenta di andarvene a testa alta. Non esiste una soluzione generale. Ogni situazione è unica e dipende dalle circostanze in cui si crea. Tuttavia, l’umorismo è spesso un buon strumento per far fronte a tali situazioni. Prendere tutto sul serio e sul personale può risultare deprimente.

Risposte opportune in situazioni scomode

Ogni volta che vi battere per qualcosa che per voi è importante vi rendete vulnerabili. Tuttavia, ciò vi rende al contempo più forti. Si deve sempre considerare attentamente il modo in cui reagire alle circostanze estreme, quando il rischio di ricorrere alla violenza si palesa in maniera più evidente. Dipende da vari fattori, quali la natura dei colpevoli, quanti sono ecc. Può essere pericoloso farsi coinvolgere in una tale situazione. Perdipiù, non avrebbe poi molto senso e, probabilmente, alcun impatto. Pensate sempre innanzitutto alla vostra sicurezza personale e non rischiate di farvi del male. In situazioni di rischio, cercate alleati e il supporto delle persone intorno a voi. Non dimenticate però che un importante presupposto del restare attivi è quello di avere fiducia in se stessi, essere in pace con se stessi e con la propria identità.

Sfida l'attivista che è dentro di te

Combattere l’estremismo, il razzismo o la radicalizzazione innanzitutto significa credere nei principi democratici, nel potere e nei vantaggi derivanti dall’ accettazione e nel fatto che una società inclusiva rappresenti il luogo migliore in cui vivere. Se si condivide questo modo di pensare e si è in grado di esprimere le proprie convinzioni, significa che avete già fatto molto in difesa di questi valori e contro gli estremisti. I giovani possono fare molto (se non tutto) affinché avvenga un cambiamento significativo.